Protezione solare a settembre: perché non dovresti ancora metterla via
Con la fine delle vacanze, settembre segna per molti il ritorno alla quotidianità. Si ripongono costumi, teli da mare e ombrelloni e, spesso, insieme a loro finisce nel cassetto anche la protezione solare.
Ma è davvero il momento di smettere di usarla?
Non necessariamente.
Da farmacista, uno degli aspetti su cui cerco di sensibilizzare maggiormente è proprio questo: la fotoprotezione non dovrebbe essere considerata esclusivamente un’abitudine estiva.
Il danno solare non è solo la scottatura
Quando pensiamo ai danni provocati dal sole, la prima immagine che viene in mente è spesso quella della pelle arrossata dopo una giornata al mare.
La scottatura, però, rappresenta soltanto una delle possibili conseguenze dell’esposizione ai raggi ultravioletti.
Esiste anche un effetto legato all’esposizione ripetuta e cumulativa nel tempo.
I raggi UV contribuiscono infatti ai processi di fotoinvecchiamento cutaneo e possono favorire la comparsa di alterazioni della pigmentazione, perdita di elasticità e altri danni alla pelle.
Per questo proteggersi dal sole significa andare oltre il semplice obiettivo di “non scottarsi”.
A settembre i raggi UV non scompaiono
Le giornate diventano progressivamente più corte e le temperature iniziano a diminuire, ma questo non significa che l’esposizione ai raggi UV sia automaticamente trascurabile.
Un errore comune è associare la necessità della protezione solare alla temperatura percepita: se fa meno caldo, tendiamo a sentirci meno esposti.